L'età augustea è il momento di massimo splendore della poesia latina, e Orazio e Ovidio ne rappresentano due sensibilità profondamente diverse. Il quiz apre sul ruolo di Mecenate, mediatore tra il potere politico di Augusto e gli intellettuali del tempo, per poi concentrarsi su Orazio: la filosofia dell'aurea mediocritas, la moderazione come via di equilibrio tra povertà ed eccessiva ricchezza; il carpe diem, non un invito all'edonismo ma la consapevolezza della precarietà della vita che spinge a vivere con saggezza il presente; la celebre ode "Exegi monumentum aere perennius", in cui il poeta afferma che la propria arte, per la sua perfezione formale, costituisce un lascito capace di sfidare il tempo; e l'Ars poetica, l'epistola in versi in cui Orazio codifica i precetti tecnici e stilistici della composizione letteraria. La seconda parte del quiz è dedicata a Ovidio: le Metamorfosi, il cui filo conduttore è il tema del mutamento — fisico o psicologico — esplorato attraverso miti celebri come quello di Dafne, trasformata in alloro per sfuggire ad Apollo, o quello di Filemone e Bauci, premiati dagli dei per la loro ospitalità nonostante la povertà. Si affronta poi la svolta drammatica dell'esilio a Tomi, che nei Tristia porta Ovidio ad abbandonare la vivacità delle opere giovanili per un tono malinconico e supplichevole, nel tentativo di ottenere il perdono di Augusto. L'ultima domanda sulla poesia ovidiana ne ripassa lo stile, celebre per la facilitas — grazia, vivacità e straordinaria fluidità compositiva. Le dodici flashcard riassumono concetti chiave e opere di entrambi gli autori. Un ripasso per il colloquio e per la seconda prova della maturità classica, negli anni in cui la disciplina scelta è il latino.
Ripasso di Orazio e Ovidio nell'età augustea: il ruolo di Mecenate, la filosofia oraziana (aurea mediocritas, carpe diem, Exegi monumentum, Ars poetica), le Metamorfosi di Ovidio (Dafne, Filemone e Bauci) e l'esilio a Tomi (Tristia).
Qual è il tono prevalente nelle opere scritte da Ovidio durante l'esilio a Tomi, come i 'Tristia'?
Malinconico e supplichevole, volto a ottenere il perdono di Augusto
Durante l'esilio, Ovidio abbandona la vivacità delle opere giovanili per esprimere il dolore, la solitudine e il desiderio di tornare a Roma, cercando di ingraziarsi Augusto.
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